Intervista al Consigliere dell'Associazione Alumni, Dott. Giovanni Pattoneri

Bentrovati a “Meet the Board”! Ogni mese vi presenteremo il cuore pulsante della nostra Associazione, ovvero i membri del Consiglio Direttivo, dell’Organo di Controllo e del Collegio dei Probiviri. Il loro apporto è fondamentale per mantenere viva e attrattiva l’Associazione Alumni e Amici dell’Università di Parma.

Proseguiamo la nostra rubrica “Meet the Board” intervistando il Dott. Giovanni Pattoneri, membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione.

Dottor Pattoneri, qual è il suo ruolo all’interno dell’Associazione Alumni e cosa l’ha spinta a farne parte?

Sono socio dell’Associazione dal 2018 e membro del Consiglio direttivo dal 2020, invitato a farne parte dall’allora Vice Presidente Rinaldo Lampugnani, durante la Presidenza di Annamaria Cucinotta. La conoscenza dell’Associazione nei suoi primi anni di attività mi aveva fortemente interessato perché se ne intravvedevano l’importanza, l’utilità e le grandi potenzialità. Gli ambiti di azione in cui l’Associazione era attiva e il network sempre in crescita, rappresentavano una risorsa importante per gli ex-alunni ma anche per gli allievi dell’Università di Parma, nonostante le difficoltà operative prodotte dalla pandemia. Grazie all’impegno e all’energia della Presidente Lucia Scaffardi, tali potenzialità si sono trasformate in azione, sia sotto il profilo dell’assetto organizzativo dell’Associazione che nel lavoro svolto, grazie al quale si stanno producendo numerose ed interessanti iniziative, con la diretta collaborazione dei consiglieri e degli stessi associati.

La sua carriera accademica si è svolta presso l’Università di Parma, dove si è laureato in Economia Aziendale. Come ricorda quegli anni? Cosa le ha lasciato l’Università in termini di valori e insegnamenti?

Si, mi sono laureato in Economia e Commercio con indirizzo Aziendale. Se penso a quegli anni, vedo un ragazzo che non aveva le idee chiarissime sul proprio futuro; da ragazzino avevo pensato che in età adulta avrei fatto il medico ma alla fine del liceo scientifico, decisi di iscrivermi ad economia.  Già agli inizi degli anni ’80, un giovane studente poteva scegliere tra diversi indirizzi: l’economico-quantitativo, l’economico-giuridico, il socioeconomico e appunto l’aziendale, che ho deciso di seguire. Si trattava di un’offerta già molto ben articolata che permetteva di intravvedere il proprio futuro lavorativo attraverso i corsi universitari dentro la pubblica amministrazione, nella libera professione o in azienda. A conclusione degli studi universitari, grazie ad una borsa di studio, ho avuto l’opportunità di partecipare ad un corso di specializzazione post-laurea, indirizzandomi verso la programmazione territoriale e l’attuazione di politiche di sviluppo territoriale. Erano anni pieni di fermento, le politiche pubbliche della Regione Emilia-Romagna erano molto avanzate e venivano attivate nel territorio regionale le prime programmazioni dei fondi europei di cui mi sono occupato per tutta la mia vita professionale.

Di cosa si occupa attualmente?

Oggi sono direttore di una società mista pubblico-privata, di proprietà della Camera di Commercio dell’Emilia e di varie associazioni imprenditoriali, consorzi ed enti pubblici delle province di Parma e Piacenza, che su mandato della Regione Emilia-Romagna gestisce finanziamenti europei a sostegno di progetti di sviluppo pubblici e privati che si attuano nelle aree collinari e montane delle due province e cura l’attività di sportello decentrato “Europe Direct” dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna a Parma.

C’è un consiglio, ricevuto o che le sarebbe piaciuto ricevere, che vuole condividere con i giovani che si affacciano al mondo del lavoro?

Nei primi anni di lavoro ricordo ancora quanto fossi combattuto tra la scelta di diventare uno “specialista” o di continuare a lavorare su me stesso per arrivare ad essere un buon “generalista”. Aver fatto economia e commercio mi avrebbe aiutato in entrambe le scelte. Guardando al mondo di oggi ed avendo due figli ingegneri, capisco bene l’aspirazione che molti giovani hanno di essere sempre più specializzati ma a coloro che a volte vivono con sofferenza tale scelta, vorrei dire che la specializzazione non è la sola opzione da ricercare nella propria esperienza lavorativa. Se la specializzazione offre una profonda competenza in un campo specifico, la generalizzazione consente flessibilità, capacità di adattamento e un approccio olistico ai problemi, qualità particolarmente preziose in un mondo complesso e in continua evoluzione. I generalisti, in quanto tali, spesso possiedono un’ampia gamma di competenze che permettono loro di adattarsi rapidamente a diverse situazioni e ruoli. Questo li rende particolarmente preziosi in ambienti lavorativi dinamici e in rapido cambiamento. Avere conoscenze in diversi campi consente di vedere il quadro generale e collegare persone, idee o concetti provenienti da diverse discipline e questa capacità di pensiero interdisciplinare può portare a innovazioni e soluzioni creative e può rendere l’esperienza lavorativa interessante e gratificante.

Quali obiettivi si prefigge per il futuro?

Spero di poter continuare ancora qualche anno ad occuparmi di progetti di sviluppo del territorio, di cooperazione internazionale, di costruzioni di reti e di continuare a trasferire la passione per questa professione alle nuove generazioni con cui ho il grandissimo piacere di collaborare.

 

Articolo a cura di: Flavio Morabito